lunedì 30 aprile 2018

L'incubo del bullismo: una lunga lotta contro un'emergenza dall'aspetto codardo

"Sei grasso! Sei una cicciona! Sei brutta, un cesso! Sei uno sfigato! Sembri un maiale! Sei un frocio! Sei ritardata! Sei una secchiona!".


Soprannomi, nomignoli, a volte sottili, che come gocce incessanti, scavano nell'anima di chi li subisce, tentando in primo luogo di sorriderci su, di prenderla con autoironia, per poi sentirsi intrappolato in quell'immagine che non gli appartiene, che gli hanno appiccicato addosso degli infami mascherati da eroi. Tutto questo in un periodo della vita molto delicato, quello dell'adolescenza, che si apre prematuramente con la scuola media, per poi svilupparsi con i cinque anni di superiori. Anni in cui la persona inizia a conoscere se stesso, come relazionarsi in un contesto sociale, in cui si affronta la propria sessualità, si prova e si sbaglia e si impara, non senza difficoltà. 

Alcuni dati: 1 adolescente su 5 è vittima di bullismo, 1 ragazzo su 2 ha assistito ad atti di bullismo e il 16% ammette di essere un bullo. Dietro il bullo, molto spesso, c'è un armadio pieno di scheletri, una situazione familiare disagiata, un alto tasso di ignoranza, umana prima che scolastica, dei soprusi, insomma. Questo li può scusare? Non mi sento di dare una risposta.

Non è facile fare un'analisi di un fenomeno tanto vile quanto codardo: il bullismo. 
Non è facile se sei stato vittima di questo incubo, se ha calpestato anche te, lasciandoti inevitabilmente dei segni addosso. Segni invisibili, per quanto mi riguarda, ma non per questo meno dolorosi. Il dolore provocato da queste vessazioni quotidiane, che avvengano a scuola, in autobus, in oratorio, hanno portato al suicidio giovanissimi, oppressi, schiacciati da cattiverie altrui. Era lo scorso 23 febbraio e Michele Ruffino ha creduto che per vedere finalmente la luce alla fine del suo personale inferno, ci potesse essere solo una strada: gettarsi dal ponte di Alpignano.

In foto Michele Ruffino



"Stanno facendo sbiadire i miei sogni. Il mio non è vivere è sopravvivere"

Perché per colpa di un vaccino ho dovuto sempre lottare, oltre che con la mia malattia anche con la gente che, non può capire e quindi iniziano a chiamarti down, stupido, anoressico, o ancora peggio quello che ogni tre passi cade. Ma anche quando cresci e inizi ad avere dei sogni inizia un altro problema, quello di non riuscire ad accettarti.

Ti scrivo questa lettera, la mia ultima lettera. Si hai capito bene, perché non credo di riuscirci più. Ho intenzione di mollare. Questo ragazzo moro piange davanti allo specchio e non trova nessuno dietro di sé che gli dica ‘ehi oggi sei maledettamente bello."



Il bullismo è nelle parole, oltre che nei gesti e nella violenza fisica, e una grande sconfitta dei nostri tempi risiede nell'aver creato una nuova forma attraverso un nuovo diabolico strumento in più per umiliare una persona, la tecnologia. Parliamo del Cyberbullismo, causa di tentato suicidio per 1 ragazzo su 10. Ora tutto viene filmato e messo in rete per avere visualizzazioni: la violenza a un animale, il pestaggio di un compagno di classe, la presa in giro, e, come gli ultimi fatti di cronaca hanno testimoniato ampiamente, anche le minacce ai professori. Studenti che si alzano e sfidano un docente costringendolo a mettere un sei nel registro. E via di risate, un coro unanime di appoggio al cavaliere coraggioso che sta compiendo la missione! E i professori, da parte loro, con il loro stipendio, sottopagati, rimangono in silenzio, sottomessi da generazioni povere di spirito, di curiosità, di passione, di valori, di senso del sacrificio, questi docenti tacciono perché uno studente potrebbe tirar fuori un taglierino e sfregiare il volto, o, ancor peggio, inviare i propri genitori a proteggere il loro buon nome, a esigere un rispetto che non conoscono.

Proprio contro il Cyberbullismo l'iniziativa di Fare x bene ONLUS, che ha prodotto e diffuso un cortometraggio dal nome "Mai più un banco vuoto" che potete vedere cliccando al link qui sotto:

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_aprile_29/milano-corto-gli-studenti-combattere-bullismo-cyberbullismo-6ebcf3b2-4bad-11e8-8cfa-f9edba92b6ed.shtml?refresh_ce-cp




I fatti di cronaca si susseguono: che si puntino pistole giocattolo, oggetti contundenti, o che si facciano minacce verbali, lo stato di emergenza è già qualcosa di conclamato. Articoli ed editoriali spesi sull'argomento riempiono le pagine dei giornali, ma uno, quello di Michele Serra ha fatto molto discutere. Non amo banalizzare e vorrei dare al buon Serra il beneficio del dubbio, ma mi piacerebbe sottolineare il fatto che bullismo non è uguale "ceto-sociale-disagiato". Molto spesso anche i cosiddetti figli di papà sono i primi a essere bulli, magari con coloro che non hanno le stesse possibilità, con chi non veste alla moda come loro, con chi deve fare il doppio dei sacrifici per affermarsi nella vita, con dignità. Allo stesso tempo, è anche facile che dei ragazzi cresciuti in un contesto violento e privo di dialogo, possano sfogare la propria frustrazione con la violenza verso i propri coetanei come verso il contesto scolastico. Ma mai generalizzare, mai banalizzare!

Seguendo questo dictat ci tengo particolarmente a dire chiaramente che le nuove generazioni non vanno confuse in un caledone e che ci sono ragazze e ragazzi che conoscono il valore del rispetto, delle regole, dell'umiltà. Ci sono coloro che si fanno domande e cercano delle risposte, quelli che danno il giusto valore alle parole FUTURO, CONDIVISIONE, SACRIFICIO. E se voi, vittime del bullismo, avete di questi amici, come per fortuna li ho avuti io, capaci di empatia, teneteveli stretti, raccontate e fatevi aiutare se vi sentite sopraffatti da un incubo che sembra, e ripeto SEMBRA, senza fine. Parlatene con la vostra famiglia, esprimete e date voce al vostro dolore, mostrate le vostre ferite e trovate la forza di camminare a testa alta. Entrate con fierezza dentro quell'autobus ogni mattina, camminate per i corridoi a ricreazione come se aveste una vostra armatura a sorreggervi, siate orgogliosi di quello che siete, con i vostri chili in più, con le vostre particolarità somatiche, se siete i primi della classe, se avete avuto il coraggio di dichiarare chi amate.

La vita vi darà ragione. La vita vi dichiarerà vincenti.
Voi siete sopravvissuti all'ignoranza, voi siete la luce che ha combattuto con anime al buio.

Agli insegnanti e ai genitori: avete tutto sotto i vostri occhi. Occorre solo la voglia di guardare, di vedere davvero. E ai ragazzi e alle ragazze che vivono questo inferno, un abbraccio da un fratello che vi dice: tenete duro, un giorno l’inferno finirà.

(Massimo Gramellini, citando la lettera di un lettore, M.P., vittima di bullismo)

Fotogramma dal film "Billy Elliot", scritto da Lee Hall e diretto da Stephen Daldry, 2000


                                                                                            Ila


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