Quest'estate allo Sferisterio è andato in scena "Il Flauto Magico" con la regia di Graham Vick. Il regista inglese ha avuto la geniale idea di coinvolgere cento cittadini non professionisti nell'allestimento. Ringraziando Marta Negrini, loro coordinatrice, per la collaborazione ecco le testimonianze di alcuni di loro. Buona lettura!
Salve,
prima di tutto, vorrei ringraziare l'organizzazione per l'opportunità
che mi ha dato e l'esperienza che ho avuto durante i test e gli
spettacoli che ho avuto a fare con voi. Con la mia voce tutti gli
immigrati africani che vivi nelle cooperative ringrazie la comune di
macerata e suoi confini senza dimenticare il sindacato Romano
Carancini, ci sono state critiche sull'organizzazione, sulla ruspa,
sugli immigrati..! così ognuno può avere la sua opinione su il
flauto magico di Mozart tradotto da Graham Vick. Secondo me vivere
insieme in una comunità,c'è ha accettato l'altra persona,e ha
condiviso la stessa cultura.A me mia piaciuto tantissimo di fare
partire dei cento cittadini e ho fatto tante conoscenza spero che
duri.
Badiou
E'
banale iniziare a scrivere dicendo non ho parole...
Ma
è la verità.
Non
ci sono parole per trasmettervi la sensazione, l'emozione,
l'adrenalina, sentita, toccata, assorbita, in questi 62 giorni
intensi trascorsi con il regista Vick il coreografo Ron e tutto
il cast del Flauto Magico.
"Provare
per credere"....credetemi non è eufemismo.
Ricordo
indelebile in un mondo frenetico.
Grazie.
Maria
Cristina
Cerco
di buttare giù qualche parola di getto, probabilmente un po'
sconclusionata e sgangherata.
Anche
per iscritto voglio provare a mettere in pratica ciò che questa
immersione, tra prove e recite, mi ha spinto a fare maggiormente,
ossia aprirmi: verso gli altri, verso un concetto di allestimento
partorito da chi lo ha creato ma poi partecipato a pieno da tutti,
verso asperità o contrasti da appianare nel modo più efficace e
senza frizione per non danneggiare il lavoro, ma soprattutto verso me
ed il mio vissuto da portare fuori. Quest'ultimo aspetto è ciò che
più mi ha stupito e giovato.
Per
buona parte della mia adolescenza, almeno dagli 11 ai 17 anni, mi
sono trovato a dover combattere – per due volte – con un serio
male, una leucemia: ora sto bene, giusto qualche sopportabile danno
collaterale (le menzionate caviglie, ad esempio), però quei giorni,
mesi e anni di totale anormalità sono rimasti scolpiti dentro di me:
ne vieni formato come persona (considerata pure l'età), ti
instillano dubbi e insicurezze perenni, soprattutto però creano
ricordi di sensazioni – emotive e non – con cui non finirai mai
di fare i conti, ma di intensità e potenza rari, vive come un sogno
lucido. Poche sono le positive, moltissime le negative, un bagaglio
che riemerge incurante di quanto tu possa seppellirlo nell'inconscio;
è a volte doloroso da affrontare, quando cioè si presenta come un
fiume in piena senza controllo: in questi due mesi di Flauto Magico –
o meglio, "Pifferu Magicu" – ho trovato dove potoerlo
incanalare e farlo fruttare.
Ogniqualvolta
è stato necessario scavare in noi stessi alla ricerca di qualcosa di
intenso (che fosse gioia, dolore, disperazione, rabbia), sapevo bene
a quale bacino attingere, nonostante significasse rivivere certi
momenti; ebbene, questi hanno iniziato a fondersi con quanto la scena
prevedesse, una sintesi nuova e coinvolgente che ora comprendeva e mi
restituiva trasformato anche un po' di me stesso, insieme all'idea
proveniente dallo spettacolo, e così anche il ricordo stesso
riceveva una nuova luce. Un esempio: poco prima del "risveglio
dalla morte" al crollo dei templi, torno alla notte successiva
alla diagnosi di recidiva della malattia (credo di non aver mai
pianto tanto) e – complice l'inno composto per il coro da Mozart –
quasi sempre mi escono delle lacrime, silenziose ma sentite; dopo
ciò, nonostante temo di non essere in grado di comunicarlo
efficacemente (non sono un attore, in fondo), la gioia che mi pervade
è vera, vitale e reale, sicché quella stessa gioia ora accompagna
ogni nuova "visita" a quel momento.
Ecco,
per questo continuo esercizio –assieme a quanta riflessione il
punto di vista di Vick ci ha suscitato, e i bei rapporti umani
instaurati con ognuno dei partecipanti senza alcuna distinzione –
mi sono sentito parte di un organo vivo e vitale, cosa che a mio
parere il teatro deve sempre essere – compreso quello musicale, con
buona pace di chi vorrebbe solo la stanca iterazione di formule già
viste – perché così parla e giova, davvero.
Comprendo
bene che tutto ciò è piuttosto personale (non mi fa comunque specie
parlarne ad altri, anzi, difatti a qualche concittadino mi è già
capitato di accennarlo), so che potrebbe essere poco adatto allo
scopo, ma non importa: volevo mettere giù quello che davvero più mi
ha colpito in queste settimane.
Grazie,
di tutto!
Gian
Marco
Sono
una donna molto complessata. Sono stata una bambina felice e
spensierata ma, a 13 anni, quando ho visto il mio seno crescere
spudoratamente, ecco....sono comparsi i primi complessi. Seno grande,
orecchie a sventola, doppio mento, qualche chilo di troppo e quel
metro e sessanta di altezza mai raggiunto. Dai 13 anni fino ai 53 non
ho mai smesso di pensare ai miei complessi fisici.
A
19 anni sono diventata zia di un bellissimo e buonissimo
bambino...Andrea. L'ho cresciuto io perché mia sorella insegnava
fuori ed era sempre impegnata con lo studio e con concorsi vari. Gli
preparavo il biberon, gli facevo i bagnetti, mille maglioncini a
ferri, milioni di fotografie. Mi ero appena diplomata e non avevo
lavoro, quindi mi occupavo di lui, stava sempre con me...ero la sua
seconda mamma. Dopo di lui mia sorella ha avuto altri due figli ai
quali purtroppo, visto che avevo trovato lavoro, non ho potuto
dedicare tutto il tempo dedicato ad Andrea, anche se l'affetto per
loro era sempre grandissimo....ma Andrea era per me un po' più
speciale visto che lo avevo cresciuto.
Il
17 agosto del 2016 Andrea muore in un tragico incidente stradale. Con
la sua moto si è schiantato contro un autoarticolato spaccandosi la
testa nonostante il casco di ottima qualità.
Da
quel giorno non ho pensato più ai miei complessi ed ho cercato di
VIVERE. Con il cuore a pezzi ho cercato cose nuove da fare per non
pensare sempre "lì".....nuove esperienze da intraprendere
fregandomene del mio aspetto esteriore.
A
primavera, quest'anno, leggo sul giornale di un regista che stava
cercando comparse per "Il flauto magico" e penso tra me e
me: "Perché no? Perché non provare, anche se sono brutta,
cicciotta, bassa e con le orecchie a sventola? Si pensi che il mio
ideale di ragazza e di futura donna è quello di Marta Carlotta
Negrini, alta, magra e comunque porti i suoi capelli, sempre
affascinante e bella. Senza togliere nulla alla dolcissima
Camilla....molto bella anche lei...ma di una bellezza più classica e
morbida....e senza togliere nulla alla bellezza "forte" e
un po' "rocchettara" di Irene, con il suo taglio pazzo di
capelli. Insieme ad Andrea Piazza 4 ragazzi speciali e molto molto
molto pazienti.
Ecco
che mi ritrovo alle prove con 85 persone mai viste, di tutte le età,
con le quali si è creata una grande famiglia....coi cantanti
giovanissimi, bravissimi ed umilissimi, col coreografo, con lo
scenografo, il direttore di produzione, il regista e qualche volta
anche il maestro Cohen.
E
dopo 6 settimane di prove ho capito che anche i non belli possono
ritrovarsi a recitare e ballare in prima fila su di un palco
prestigioso come quello dello sferisterio di Macerata....
Ma
quando ero a terra morta...ogni tanto aprivo gli occhi al cielo
.....e tu eri lì .....mio adorato Andrea.....nella stella che
brillava di più.....
Eliana
Stramucci
Ho
avuto l'onore di essere una dei 100 Cittadini protagonisti del tanto
discusso Flauto Magico di Graham Vick e, durante le 5 settimane di
lavoro insieme, credo (spero) di aver colto per intero l'intenzione
del regista ed il messaggio che ha voluto far passare con
quest'Opera.
Tutti
noi abbiamo contribuito alla realizzazione di un progetto visionario,
coraggioso e controcorrente. Audace ed affascinante, come solo la
provocazione intelligente sa essere. Personalmente, posso dirmi
soddisfatta e molto, molto orgogliosa del percorso corale che stiamo
portando avanti.
Non
entro nel merito delle varie recensioni, più o meno positive,
raccolte finora perché sapevamo sin dall'inizio quanto questo lavoro
avrebbe fatto discutere e in qualche modo spaccare l'opinione
pubblica italiana e non. Chi ha applaudito l'ha fatto per una ragione
e chi ha contestato, anche.
L'importante
è che ci sia stato un pensiero critico dietro.
Mi
sento però di dire che forse qualcuno ha bypassato il ragionamento
cercando di cavalcare l'onda del tanto caro "sentimento di
pancia" che alcuni politicanti utilizzano per fare propaganda
elettorale.
Se
addirittura The Telegraph si scomoda per riportare le parole di
alcuni esponenti "right-wing" che gridano allo scandalo per
la ruspa in scena (?) e che si chiedono per quale motivo non sia
stata nominata la purtroppo ben nota Pamela Mastropietro, vuol dire
che stiamo facendo un buon lavoro.
Vuol
dire che il famoso "pugno" auspicato da Vick in conferenza
stampa, è arrivato e ha colpito le persone giuste.
Alcuni
allo stomaco, altri al cuore.
"Se
ogni bocca mentitrice
sigillata
per sempre fosse,
mai
più né frode né furore,
sarebbe
solo amore e fe’."
(Le
Tre Dame)
Sara
Canullo
La mia
esperienza all'attività in oggetto è stata magnifica,
artisticamente formativa e socializzante.
Fin
dalle prime lezioni,il coreografo Ron Howell,ci ha insegnato cenni di
mimica , movimento e gestualità teatrale, poi il regista Vick ci ha
spiegato l'opera,i suoi messaggi sociali e la sua idea
interpretativa, quindi ci ha fatto capire il nostro ruolo e il motivo
di ogni nostra azione sul palco nonché il contesto dove dovevamo
muoverci.
Abbiamo
socializzato con gli altri cittadini attori diventando molto
affiatati coinvolgendo e integrando anche i ragazzi non comunitari
che si sono trovati benissimo tra di noi.
Tra
le più belle esperienze della mia vita sociale.
Con
molto rammarico ho notato che alcune persone scrivendo ai giornali
hanno dato una lettura politica a questa Opéra o ad alcune scene
invece la realtà é che in nessuna prova o riunione a cui ho
assistito per preparare questo spettacolo nessuno di noi o della
regia abbiamo mai parlato di politica o accennato ad essa.
Fiorenzo
Fusari
Mai
avrei creduto che l’opera lirica fosse tanto rock! Graham Vick
con il suo Flauto Magico ha portato sul palco dello Sferisterio
il clima sessantottino quando, esattamente 50 anni fa, la musica
aveva il potere di smuovere le masse e la partecipazione
politica era difficilmente comparabile con altre epoche. Torna alla
mente il mito di Woodstock, uno dei simboli più
significativi della contestazione giovanile di quell’epoca che
crebbe all’ombra della bomba atomica. E poi le
contestazioni, battaglie civili, lotte operaie, l’emancipazione
della donna, la liberazione sessuale, il libero spinello,
l’antirazzismo, la libertà religiosa, le marce
all’insegna del motto Peace and Love.
Oggi
come ieri queste problematiche rimangono irrisolte e Vick
ha riattualizzato l’atmosfera di quel periodo facendoci
vivere negli accampamenti ai lati del palco come migranti,
profughi e senza tetto. Da qui emerge la qualità politica
di Vick, nel senso più alto del termine, intesa come
responsabilità sociale in un momento in cui la cultura civica è in
declino e la maggior parte del popolo ha smesso di
ribellarsi. La soluzione per costruire una comunità migliore e
abolire le ostilità, contro un sistema che premia
esclusivamente i proprietari di facoltose ricchezze e di armi,
per Vick è il profondo cambiamento sociale tramite una
presa di coscienza da parte di ciascuno. Per annunciare la
voglia di cambiamento, di rinascere e di ripartire ha creato un
"terremoto morale” che scuote gli animi. E mentre sul
palco crollano inesorabilmente i simboli dei poteri forti, la
popolazione si stringe in un abbraccio fraterno.
Il workshop di
Ron Howell è stato indimenticabile. Abbiamo condiviso la
nostra esperienza con i cantanti e tutto lo staff, compreso il
regista. Noi CENTO dovevamo affinarci per interagire con gli
attori, mentre gli artisti dovevano livellare il loro “filtro
teatrale” per adattarsi alla nostra schiettezza. Abbiamo
sviluppato le nostre potenzialità espressive nella più serena
spontaneità. L’allenamento ci ha aiutato ad andare
in profondità alla scoperta della nostra essenza, per
saper ascoltare il proprio sé e quello degli altri. Abbiamo
percorso insieme la stessa strada di crescita, sia
personale sia comunitaria, uniti in un unico respiro. Questo ha
permesso di rendere lo spettacolo più vero, unico
e travolgente. E così è stato. Potenza dell’arte e
di chi, come Vick, la sa fare molto bene. Il suo motto?
“Good! Bene, bene, bene,…ma… si può fare meglio”. D’ora
in poi sarà il mio mantra. A Vick non piace vincere
facile. E’ esigente, rigoroso, alla continua ricerca di
perfezionare la sua visione farcita con una forte componente
trasgressiva, irriverente e provocatoria che può infastidire
chi vuole starsene comodo in tutta sicurezza, a guardare
unicamente il suo “orticello”. Vick invece chiede una reazione,
invita ad agire con responsabilità, sempre in funzione
dell’Altro, invitandoci a sperare in un futuro migliore. “Ma
la speranza non basta…bisogna fare” ci ha detto una volta. E
noi Cento abbiamo fatto e continueremo a fare insieme, perché
tra noi si è creata un’energia che difficilmente si
esaurirà. Ecco la magia di questo Flauto.
Infine
ringrazio personalmente Barbara Minghetti per il suo coraggio e
determinazione perché, attraverso la scelta di portare Vick
a Macerata, una rockettara come me si è avvicinata alla lirica.
Nikla Cingolani
Al
di là dell'esperienza umana (conoscenze, simpatie,
sintonie, importanti sì ma del tutto personali) maturata in 2
mesi di convivenza, due fatti a me resteranno, uno di valore "civile"
(parola che tanto piacerebbe a Graham), l'altro più interiore:
1)
100 sconosciuti che raggiungono il risultato prefissato perché uniti
nella condivisione di un
progetto e guidati da
professionisti che non si accontentano del "può andare";
2)
Vick che pronuncia la frase <<allora, l'idea è questa>>
perché noi tutti, lì, abbiamo raggiunto il massimo dell'esperienza
culturale: partecipare al processo creativo di
un'artista nel luogo e nel momento stesso in cui si compie.
Manlio
Silvetti
Innanzitutto
porto rispetto sia per chi critica, in maniera costruttiva ovviamente
e senza cadere nell'offesa, sia per chi lo elogia.
Ho
avuto il piacere e l'onore di poter partecipare come cittadino nel
Flauto Magico di Vick...
Posso
assicurare che dietro c'è stato tanto lavoro, tanto impegno, tanta
voglia da parte di tutti, lo immaginavamo che avrebbe fatto
discutere, ma riflettendoci, non è questo lo scopo di un'opera?! La
stessa Traviata tanto osannata, a suo tempo fece scandalo e venne
addirittura censurata.
Se
essa rimane piatta e anacronistica, rischia di essere essenzialmente
musica da camera.
È
bello che ci si possa confrontare e si possa aprire un dialogo
costruttivo, sono stati esposti temi attuali e non ancora superati.
È
stato detto che è stata stravolta l'idea di Mozart, ma qui mi sembra
che sia stato mal interpretato il messaggio riappacificatorio e,
purtroppo, utopistico dello spettacolo. Mozart era un fervente
illuminista, quindi contro le imposizioni ed i dogma della società
del suo tempo. Lo si è semplicemente attualizzato.
A
prescindere dall'ideologia o dal pensiero comune, perché non
prendere questo spettacolo come mezzo per un dialogo costruttivo?!?
Inoltre
vorrei anche elogiare la professionalità, la bravura e soprattutto
l'umiltà di questi giovani cantanti che sono stati tanto gentili e
disponibili con tutti noi 100. Come anche tutto il mondo di tecnici,
costumisti, aiuto regia, ecc..
Non
sono un esperto d'opera, ma aver partecipato a questo progetto, come
anche aver assistito all'elisir d'amore ed alla traviata, mi ha fatto
assolutamente avvicinare a questo mondo. Tutti dovrebbero provare a
far teatro, è estremamente terapeutico ed io ne sono la prova.
È
una piccola goccia nel mare ma spero che possa coinvolgere il più
possibile ragazzi miei coetanei, per rendere sempre viva ed attuale
questa magnifica arte.
Ciao!!
Marco
D'Alessandro
I
cento cittadini e il Flauto Magico.
Novanta
metri, quasi le dimensioni di un campo di calcio!
Questo
lo spazio a noi destinato fin dall’inizio.
Due
mesi di prove quasi ininterrotti, ciascuno solo con se stesso.
Le
aspettative, le speranze e la consapevolezza di non poter essere in
grado.
Poi,
ad un tratto, tutte le nostre preoccupazioni sono diventate
occupazioni
di
uno spazio geometricamente finito, ma infinito nell’animo,
al
quale mai avremmo creduto di poter accedere.
Grazie!
A
Graham, Ron, Stuart e a tutti voi che ce lo avete permesso.
Alberto
Bigelli
3
agosto ....titolo in prima pagina di Repubblica "Macerata
laboratorio della paura"...
Mi
indigno,mi risento catapultata a quei bruttissimi giorni di inverno
quando nessuno aveva più voglia di vivere in questa città.....ma
poi penso ...NO una piccola comunità di provincia,grazie al genio e
l'esperienza di un artista anglosassone ha creato un vero
laboratorio. Laboratorio di teatro ma soprattutto laboratorio di
vita.
Abbiamo
condiviso insieme per due mesi emozioni diverse,ognuno di noi si è
messo in gioco,ognuno di noi ha cercato di dare qualcosa.
Può
non piacere la messa in scena di questo Flauto magico, può essere
brutto o bello,ma io mi sento "onorata"di averne fatto
parte. Solo una cosa mi piacerebbe che tutti percepissero: il nostro
abbraccio finale in palcoscenico non è finzione....è l'abbraccio
che va oltre le mura dello Sferisterio.
Grazie
a chi a creduto in questo "ardito" progetto.
Miriam Moretti
Eccomi
qui a fare una summa di questi mesi passati insieme.
Dal
primo incontro ad aprile mai avrei pensato che l'esperienza si
sarebbe evoluta così! Premettendo che sono giovane e che mi sto
avvicinando a questo mondo solo da un paio d'anni, questi miei primi
passi sul palco dell'opera sono stati incredibilmente emozionanti.
Sto avendo una conferma ancora più chiara che la mia scelta di
iscrivermi in conservatorio e di inseguire il mio sogno potrebbe
essere stata quella giusta!
Il
mio carattere, la mia curiosità e la mia voglia di provare cose
sempre nuove mi portano a cercare di apprendere quanto più possibile
da ogni situazione, assorbendo a mo' di spugna ciò che mi sta
attorno.
Il
contatto con persone del calibro di Ron, Graham, Daniel,... e tutto
ciò che sono riuscita a imparare durante le prove e le recite,
ascoltando i cantanti, cercando di cogliere come trasmettono emozioni
solo attraverso la voce o l'espressione del viso e tentando di
mettere tutto in pratica quando richiesto saranno un importante
punto di partenza per il mio futuro.
Poi
chiaramente anche l'essere circondata da persone che, come me, erano
principianti o quasi, ma comunque volenterose e pronte a mettersi in
gioco mi ha aiutata tantissimo a vincere la timidezza iniziale e a
buttarmi a capofitto nello spettacolo, rompendo la rigidità che a
volte mi contraddistingue.
Infine
anche il modo che tutti voi, regia, cast, assistenti di scena, avete
avuto di rapportavi con noi, tenendo a mente il nostro essere
dilettanti, ma trattandoci sempre e comunque da professionisti, la
pazienza che ci avete messo e la passione che avete dimostrato nel
fare il vostro mestiere hanno reso questa esperienza ancora più
piacevole.
Anche
se un domani i miei sogni dovessero realizzarsi e io mi trovassi a
cantare nei teatri più importanti del mondo (un po' di ambizione non
guasta, giusto?) sono certa che non potrò mai dimenticare la mia
partecipazione come Attrice-Cittadina a "Lu Pifferu Magicu"
del Macerata Opera Festival 2018.
Grazie
di cuore!
Beatrice Gattari
L
'opera non è certo per me una nuova scoperta..l'amore per questo
meraviglioso mondo è nato grazie principalmente al fratello di mia
nonna (il tenore Mario Binci) che a cavallo degli anni quaranta e
cinquanta ha cantato nei più grandi teatri del mondo (Toscanini lo
volle per la riapertura della Scala dopo i bombardamenti) e che fin
da piccolina, oltre che raccontarmi tutte le sue fantastiche
esperienze, mi permetteva di accompagnarlo al pianoforte...e tuttora
lavoro con i cantanti come pianista. Ma questa esperienza è stata
del tutto particolare, un nuovo punto di vista, un lavoro collettivo
dove però ogni singola emozione ha avuto valore e si è amplificata
proprio grazie al gruppo. Grandi professionalità e grandi
persone..in una parola, bello, veramente bello!
Elena
Stamera
Sono
passati due mesi dall’inizio di questa avventura con il “Flauto
Magico” e non posso che ringraziare la generosità del regista
Graham Vick per avermi permesso di partecipare, sebbene sia dovuta
mancare ad alcune prove. Il teatro e la lirica mi hanno sempre
affascinata, e anche se dopo questa esperienza sembrano mondi meno
sconosciuti, in tutta onestà devo dire che ho assistito pochissime
volte a questo tipo di spettacoli e quindi non credo di poterne
giudicare la bellezza, in particolare di quest’opera di Mozart di
cui non conoscevo nemmeno la trama. Quella che vorrei raccontare è
quindi l’enorme lezione che ho appreso lavorando con dei grandi
professionisti in numeroso gruppo di compare variegato per età,
sesso e nazionalità. E’ stato un viaggio e una riflessione insieme
sui sentimenti, le emozioni e le passioni che caratterizzano l’animo
umano….a questo credo siano serviti tutti gli esercizi e le
tecniche, condotti con sapiente mano dall’esuberante e
simpaticissimo coreografo Ron Howell durante prove. Un lavoro che ha
portato tutte noi comparse a confrontarci ed ascoltarci ogni volta in
maniera diversa e profonda, e soprattutto a riflettere sul valore del
tempo nel far scaturire ogni piccola sfumatura di un’emozione o un
gesto.
Nell’opera c’erano tanti riferimenti alle ingiustizie
e alle disuguaglianze sociali, al rapporto con il potere ed in
particolare al ruolo della donna nella società, ma per me è stato
un percorso il cui messaggio principale è che l’animo umano, tra
varie difficoltà e vicissitudini, può rinascere con una nuova
consapevolezza, spogliandosi di condizionamenti e pregiudizi per
portare convivenza e armonia nel mondo. Questo emerge chiaramente
dalle ultime scene dell’opera. Nel prepararle Graham ci disse di
rimanere distesi a terra come morti, pensando alle peggiori disgrazie
della nostra vita, per poi dissolverle pian piano alla caduta dei tre
simboli del potere e quindi di risvegliarci come consapevoli che
tutto quanto fosse accaduto in passato fosse stato cancellato, con
dinanzi a noi un presente ed un futuro aperti a nuove possibilità.
Il regista Graham Vick ha voluto noi, non attori di professione, per
rendere quest’opera vissuta dalla gente, spettatori e attori, e per
questo ha tenuto tantissimo a ogni dettaglio della nostra “messa in
scena”, perché attraverso di noi fosse visibile sul palco non la
semplice rappresentazione di sentimenti umani, ma l’umanità vera.
Erica Scatizza
Mi
hanno chiamato Ernesto in ricordo di mio zio Ernesto Grilli, baritono
boicottato dal fascismo. Per continuare la carriera è migrato in
Argentina cantando al teatro Colon di Buenos Aires Il Barbiere di
Siviglia e Il Rigoletto.
Ho
aderito con grande entusiasmo al progetto dei 100 cittadini proposto
da Graham Vick e Barbara Minghetti, non avrei mai immaginato neanche
lontanamente poter calcare le scene dello Sferisterio che fu anche
suo. E’ stata un’esperienza emozionante, due mesi a contatto con
un cast giovanissimo e sempre disponibile a collaborare per dare il
meglio nella riuscita del Flauto Magico. Grazie, grazie di cuore a
tutti.
Ernesto
Scarponi
La
mia partecipazione al Flauto Magico di Graham Vick è stata puramente
casuale. Una call per entrare a far parte di un gruppo di 100
cittadini mi ha, da subito, incuriosita ma, da non appassionata di
musica lirica, ho avuto dei dubbi. Ha prevalso, però, la curiosità
di poter assistere alla realizzazione di un'opera lirica da "dentro".
Dal 12 giugno, giorno in cui abbiamo iniziato le prove, mi sono
ritrovata sempre più "catturata" dall'atmosfera e
dall'energia che questo progetto è riuscito ad emanare! E nel
momento in cui abbiamo iniziato a provare allo Sferisterio ho capito
che la frittata era fatta, per così dire... mi sono ritrovata in un
mondo splendido, palpitante di emozioni e di sensazioni forti e
coinvolgenti. Graham Vick, Ron Howell, tutti gli assistenti e, più
in generale, tutti coloro che sono coinvolti nell'allestimento di una
produzione di tali dimensioni ci hanno sempre spinti a dare il nostro
meglio, ci hanno supportati, anche un pò sopportati a volte, a dire
il vero, ci hanno guidato, consigliato e incoraggiato. Il cast tutto
ci ha, ugualmente, accolto come in una grande famiglia. Un'esperienza
bella da tutti i punti di vista, che mi ha resa più ricca, non solo
perchè ho conosciuto la realtà del mondo della lirica ma,
soprattutto, umanamente. Quelle polemiche che si sono originate e a
cui alcuni articoli hanno dato spazio non hanno minimamente
raffreddato l'energia che continua, recita dopo recita, a
trascinarci. Per una che, come me, non aveva mai e dico mai assistito
ad un'opera lirica direi che questa esperienza ha aperto un mondo...
dal quale sarà difficile staccarmi ormai...
Patrizia
Crucianelli
La
curiosità che mi accompagna in ogni momento della mia vita, stavolta
mi ha catapultato in una realtà inaspettata, travolgente ed
entusiasmante. Mai avrei pensato di riuscire a trasmettere emozioni
impersonando solo me stessa, di riuscire a esprimere ogni tipo di
sentimento attraverso semplici e banali gesti. Dove? Sul palco dello
sferisterio. Con chi? Con altre 99 persone comuni e 100 esperti tra
cast e coro. Un percorso iniziato per gioco, rispondendo ad una call
del maestro Vick, è diventato un’opportunità per imparare delle
tecniche mimiche semplici, per scoprire che lo stato d’animo si può
esprimere con il corpo e che ognuno di noi con la propria personalità
comunica sempre qualcosa di bello, difficile per noi da comprendere.
Ogni prova con il carismatico Ron Howell è stata un susseguirsi di
nuovi stimoli verso obiettivi a noi sconosciuti ma che regista e
coreografo sembravano avere ben chiari. E così è stato, siamo
arrivati sul palco insieme agli artisti protagonisti con la
consapevolezza che non è importante essere bravi attori ma è
importante saper essere se stessi. Grazie a tutti, essere “cittadino
del mondo” è stata un’esperienza unica, intima e corale allo
stesso tempo.
Annalisa
Zanconi
Volevate
ascoltare Mozart? Volevate la fiaba? Costumi scenici ed effetti
travolgenti? Allora non venite a vedere il Flauto magico di Graham
Vick perché sareste un pubblico sprecato! Qui il significato del
"flauto" prende forma in ogni nota, in ogni parola
pronunciata, in ogni gesto maledettamente studiato per entrare
dentro! E' da dentro che dobbiamo ascoltare, non da fuori! Ho vissuto
questa esperienza come un cammino della mia coscienza: la paura di
una prova, la rabbia per essere messa da parte, ho lottato con Tamino
e ho preso il suo coraggio, ho bramato che qualcuno mi salvasse come
Pamina, mi sono sentita seducente come La Regina della notte, mi sono
alleata e ho dovuto scegliere tra il bene e il male.
Non è forse
questa la vita? Io, cittadina di un mondo ai margini, posso dire la
mia, essere ascoltata, guardata, posso disperarmi e gioire, perché è
la SPERANZA che trasforma ogni cosa. Ringrazio infinitamente tutti
coloro che mi hanno dato questa grande opportunità: il regista, il
coreografo, tutto lo staff di assistenti alla regia (splendidi e
giovani), i tecnici di scena, l'orchestra, il coro, i fantastici
cantanti e tutta la meravigliosa "macchina" dello
Sferisterio perché ha creduto in una rappresentazione tanto
coraggiosa che voleva arrivare al cuore di tutti!!! Io la "musica"
di Mozart l'ho vissuta sulla mia pelle! Immensamente GRAZIE!
Una
dei 100...
Elena
Rosciani
È
stato un'onore far parte, come uno dei cento cittadini, di
quest'opera tanto ardita, piena di attualità, innovazione e
sopratutto piena di sentimenti. Il sentimento è la parola chiave.
Entusiamo nell'imparare cose nuove e bellissime attraverso personaggi
straordinari e dalla grande professionalità. Stupore nel conoscere
un mondo così particolare e di solito accessibile, per i più, solo
dagli spalti.
Ma
sopratutto affetto, per i miei compagni di avventure! I cittadini...
che con le loro diversità di ogni genere..età, colore.. hanno
veramente dato senso a questa favola magica..perchè alla fine "è
l'amore che salverà il mondo" :)
Saluti,
Federica Cucco
Desidero
dire questo in merito alla mia esperienza nella recita de Il Flauto
Magico allo Sferisterio come cittadino attore: per me è stato
interessantissimo da appassionato di recitazione alla quale mi ero
già precedentemente avvicinato unitamente al canto moderno, attività
praticate entrambe a livello molto amatoriale, per il fatto che ho
avuto la preziosa opportunità di accrescere le mie conoscenze
riguardo le tecniche di recitazione, di regia, ecc. in un contesto
altamente professionale e in un luogo da favola che è lo Sferisterio
di Macerata. Ma non è questo l'unico motivo per cui sono soddisfatto
di questa mia partecipazione. Il motivo principale per il quale sono
molto felice di questa mia esperienza, è che ho potuto godere del
fatto che nel teatro, in questo teatro, ho incontrato l'umanità,
cioè persone simili a me, tutte molto diverse, che hanno avuto
il piacere insieme a me di condividere l'obiettivo di trasmettere una
emozione collaborando tutti come facenti parte di un unico corpo,
uniti dal linguaggio universale della musica. Io credo che si possa
essere d'accordo oppure no con il messaggio o messaggi che potrebbero
celarsi all'interno di una rappresentazione così complessa come
quella de Il Flauto Magico cui partecipo, ma ad ogni modo penso che
sia sempre e comunque legittima tale opera, come tutte le opere,
perché esse, per loro natura, non vogliono dimostrare niente, ma
certamente hanno il loro impatto nella sfera emozionale di ciascuno e
sicuramente conducono lo spettatore, io vorrei chiamarlo il
partecipante, a porsi delle domande, che è il fattore di base per il
progresso e la civiltà. Personalmente ho sperimentato In primo luogo
il fatto che persone di diversa estrazione, cultura, razza,
provenienza, vestendo tutti i panni di un personaggio, il proprio
personaggio e il proprio ruolo nell'opera, si sono messi alla pari,
senza pregiudizi e con l'intento primario di conoscersi, questo è
semplicemente meraviglioso.
Questa cosa è accaduta tra gli attori
cittadini, ma anche tra essi e gli attori e cantanti professionisti,
come anche tra e con i tecnici, collaboratori e organizzatori del
Festival, tutti insieme tra loro. Allora mi rendo conto adesso, che
il concetto di Verdesperanza che si è voluto associare al Festival,
è più che mai contestualizzato nello stesso.
Emanuele Mercuri
Quando
ti dicono di passare dall’ingresso degli artisti, quando vai alla
prova costume e le sarte ti prendono sul serio, quando ti assegnano
la tua parte con tutti gli annessi e connessi di
entrate-uscite-attacchi, quando immagini negli occhi del pubblico la
curiosità ammirata che si riserva alle persone di spettacolo,
riprendi veramente in mano il grande gioco della tua vita!
Paula
Castelli
Premetto
che è la mia prima volta che partecipo come "comparsa" e
soprattutto allo Sferisterio. Per me è stato un sogno aver
partecipato a questa rappresentazione: primo perché quand'ero
piccola sono rimasta affascinata dall'opera Turandot con lei sul
mappamondo e da tutte quelle comparse che c'erano durante l'aria di
"Nessun dorma", e mi sono promessa che se avevo la
possibilità di farne parte la dovevo cogliere. Secondo far parte di
un cast, essere lì sul palco con gli attori-cantanti, conoscere il
regista, il coreografo, etc..vedere l'immenso lavoro che c'è dietro
ad uno spettacolo di sole 2-3 ore, per me è stupendo.
È
un esperienza che ognuno di noi deve fare nella vita. È
un'esperienza che ti cresce dentro e ti fa scavare dentro di te,
trovi una versione di te nuova, diversa!
Gloria Granatelli
Mi
sono trovata in questa bellissima esperienza iscrivendomi ad un
annuncio posto sul sito Sferisterio.it in cui diceva che il grande
regista Graham Vick, era alla ricerca di 100 volontari cittadini
maceratesi, da inserire nella sua nuova produzione del Flauto
Magico di Mozart.
Grazie
a Vick, uomo umile, gentile e sensibile oltre che un grande regista,
ho potuto toccare con mano su come viene realizzato un progetto di
un'opera lirica, partendo dalla fase iniziale fino alla messa
in scena. Questa eccezionale possibilità mi ha mostrato che genere
di organizzazione e sinergia si celano dietro le quinte di uno
spettacolo di opera lirica e di capire appieno il lavoro di ognuno.
La
mia partecipazione nei 100 cittadini maceratesi come coprotagonisti
di questa grande opera di Mozart (anche se vengo da Riccione, mi sono
sentita maceratese) mi ha lasciato un segno indelebile; un'esperienza
unica che non dimenticherò mai, che assaporo in ogni sua
sfaccettatura: dalle prove in scena con i cantanti, alle prove dei
costumi, al debutto, alle repliche degli spettacoli, all'emozione di
vedere me dall'altra parte del palco, all'interazione con noi tutti
100 cittadini che, ormai, ci conosciamo tutti e che ci sentiamo come
una grande famiglia. Che dire? Grazie ancora Graham Vick.
Ada Cohen
CARITAS:
A me è piaciuto tantissimo conoscere una nuova cultura musicale e
conoscere le altre persone. Ringraziamo gli organizzatori per aver
pensato di chiamare persone di diverso colore: questo fa parte
dell’integrazione della società.
Badiou
Ringrazio l’organizzatore perché mi è piaciuto quello che abbiamo
fatto, ho conosciuto tante persone italiane; è stata una bella
esperienza. Mi è piaciuto in particolare il personaggio di Papageno.
Suleyman
Mi è piaciuto soprattutto il mio personaggio perché io e Alessia
siamo stati molto bravi. Mi è piaciuto tutto quello che abbiamo
fatto sul palco e ringrazio tutte le persone dell’opera perché
loro sono state molto gentili, soprattutto Irene e Marta, le
organizzatrici loro mi hanno aiutato a migliorare la lingua italiana
e a conoscere la cultura italiana, che è molto importante. Noi
vogliamo dire che abbiamo accettato di fare questo spettacolo per far
vedere che siamo tutti uguali senza differenza né distinzione.
Ousseynou
Mi è piaciuto tutto tantissimo, soprattutto le scene di coppia, ma
anche la musica.
Saidur
Un saluto a tutti quelli che hanno lavorato all’opera e in
particolare agli organizzatori.
Ibrahim
Mi è piaciuto tutto quello che abbiamo fatto, perché mi ha aiutato
a conoscere tante persone e a diventare un attore famoso. Sono molto
contento perché la mia prima volta sul palco è andata bene.
Abubakar
Tutti
noi ringraziamo il Sindaco del comune di Macerata e loro che stanno
al Centro di Ascolto.
Anche
noi del Centro di Ascolto siamo stati estremamente soddisfatti degli
esiti positivi dell’esperienza svolta dai ragazzi. Abbiamo
accettato la proposta degli organizzatori de “Il flauto magico”
poiché abbiamo riconosciuto fin da subito le opportunità che tale
partecipazione avrebbe creato: favorire la creazione di relazioni di
amicizia, l’apprendimento della cultura e della lingua, nonché la
possibilità di mettersi in gioco in un’attività in cui i ragazzi
non si sono mai cimentati. Per questo motivo abbiamo spinto i ragazzi
a prendere parte all’opera, perché fossero un esempio di
integrazione e di cittadinanza attiva.
Il Centro di Ascolto
In questi giorni non sono stata in grado di scrivere perché ero intrisa di tristezza. Quando sono così dentro, all'esterno divento "agitatamente" allegra, a tratti fastidiosa e incapace di concentrazione.
Solo oggi riesco a "dirvi" tutta la mia gratitudine per la strada percorsa insieme.
Magistralmente condotti (grazie ai nostri "Maestri"), amorevolmente sostenuti (grazie ai nostri "Angeli Custodi") e "mano nella mano" con gli eroi (grazie ai nostri bravissimi e generosissimi cantanti_artisti_attori) ci siamo trasformati.
Da un insieme caotico di singoli individui abbiamo creato un gruppo di persone accomunate dal desiderio di vivere ed esprimere a pieno, la bellezza e la complessità della vita.
Questa trasformazione ci ha permesso di superare "egocentrismi" vari, spigolosità, preconcetti, pregiudizi, simpatie e antipatie che ognuno di noi porta, inevitabilmente con se. Come i nostri eroi della storia, abbiamo superato i nostri limiti, abbiamo affrontato paure, timidezze e fragilità. Ci siamo lasciati scoprire dall'Altro e lo abbiamo scoperto; ci siamo lasciati toccare, abbracciare, stringere dall'Altro e lo abbiamo toccato, abbracciato, stretto a noi; ci siamo lasciati guardare negli occhi dall'Altro e lo abbiamo guardato negli occhi. Alcune barriere sono cadute. Questa è per me l'unica, vera e profonda rivoluzione. L'esperienza che risveglia i sensi ed il corpo, che accarezza il cuore con il linguaggio profondo della musica e che, con parole piene, accende i pensieri, ci spinge a vivere in pienezza ogni singolo istante: come sul palcoscenico così nella vita. AuguriamoCi di continuare così.
Il mio ringraziamento è rivolto a tutti e sarebbe un grazie personalizzato, diverso per ognuno di voi BUT... non basterebbero 100 pagine!!! Vi voglio bene
Simona Felsi
Sono qui per ringraziarvi a nome di tutti i ragazzi e da parte dell'associazione della Croce Rossa.
Speriamo che ci possano essere altre opportunità in futuro!
È stato un momento di integrazione magico e ci siamo divertiti tantissimo
Grazie grazie e ancora grazie!
Adnan
Chiudo con un mio pensiero, senza togliere spazio alle loro testimonianze: Personalmente sono rimasto conquistato dalla dedizione, professionalità, serietà, passione che hanno avuto queste persone nel corso dell'allestimento. Un gruppo solido, perfetto collante dell'intero cast di "Il Flauto Magico". Per questioni registiche mi sono trovato a schifarli, ma caspita quanto mi è dispiaciuto farlo! Una grande potenza! Cento persone unite in un corpo solo. Questo è Teatro! Evviva.
Gianluca Ercoli, cantante lirico
