martedì 14 agosto 2018

Macerata Opera Festival: Le testimonianze dei 100 cittadini di "Il Flauto Magico" di Vick


Quest'estate allo Sferisterio è andato in scena "Il Flauto Magico" con la regia di Graham Vick. Il regista inglese ha avuto la geniale idea di coinvolgere cento cittadini non professionisti nell'allestimento. Ringraziando Marta Negrini, loro coordinatrice, per la collaborazione ecco le testimonianze di alcuni di loro. Buona lettura!


Salve, prima di tutto, vorrei ringraziare l'organizzazione per l'opportunità che mi ha dato e l'esperienza che ho avuto durante i test e gli spettacoli che ho avuto a fare con voi. Con la mia voce tutti gli immigrati africani che vivi nelle cooperative ringrazie la comune di macerata e suoi confini senza dimenticare il sindacato Romano Carancini, ci sono state critiche sull'organizzazione, sulla ruspa, sugli immigrati..! così ognuno può avere la sua opinione su il flauto magico di Mozart tradotto da Graham Vick. Secondo me vivere insieme in una comunità,c'è ha accettato l'altra persona,e ha condiviso la stessa cultura.A me mia piaciuto tantissimo di fare partire dei cento cittadini e ho fatto tante conoscenza spero che duri.

Badiou




E' banale iniziare a scrivere dicendo non ho parole...
Ma è la verità.
Non ci sono parole per trasmettervi la sensazione, l'emozione, l'adrenalina, sentita, toccata, assorbita, in questi 62 giorni intensi trascorsi con il regista Vick  il coreografo Ron e tutto il cast del Flauto Magico.
"Provare per credere"....credetemi non è eufemismo.
Ricordo indelebile in un mondo frenetico.
Grazie. 

Maria Cristina


Cerco di buttare giù qualche parola di getto, probabilmente un po' sconclusionata e sgangherata.
Anche per iscritto voglio provare a mettere in pratica ciò che questa immersione, tra prove e recite, mi ha spinto a fare maggiormente, ossia aprirmi: verso gli altri, verso un concetto di allestimento partorito da chi lo ha creato ma poi partecipato a pieno da tutti, verso asperità o contrasti da appianare nel modo più efficace e senza frizione per non danneggiare il lavoro, ma soprattutto verso me ed il mio vissuto da portare fuori. Quest'ultimo aspetto è ciò che più mi ha stupito e giovato.

Per buona parte della mia adolescenza, almeno dagli 11 ai 17 anni, mi sono trovato a dover combattere – per due volte – con un serio male, una leucemia: ora sto bene, giusto qualche sopportabile danno collaterale (le menzionate caviglie, ad esempio), però quei giorni, mesi e anni di totale anormalità sono rimasti scolpiti dentro di me: ne vieni formato come persona (considerata pure l'età), ti instillano dubbi e insicurezze perenni, soprattutto però creano ricordi di sensazioni – emotive e non – con cui non finirai mai di fare i conti, ma di intensità e potenza rari, vive come un sogno lucido. Poche sono le positive, moltissime le negative, un bagaglio che riemerge incurante di quanto tu possa seppellirlo nell'inconscio; è a volte doloroso da affrontare, quando cioè si presenta come un fiume in piena senza controllo: in questi due mesi di Flauto Magico – o meglio, "Pifferu Magicu" – ho trovato dove potoerlo incanalare e farlo fruttare.

Ogniqualvolta è stato necessario scavare in noi stessi alla ricerca di qualcosa di intenso (che fosse gioia, dolore, disperazione, rabbia), sapevo bene a quale bacino attingere, nonostante significasse rivivere certi momenti; ebbene, questi hanno iniziato a fondersi con quanto la scena prevedesse, una sintesi nuova e coinvolgente che ora comprendeva e mi restituiva trasformato anche un po' di me stesso, insieme all'idea proveniente dallo spettacolo, e così anche il ricordo stesso riceveva una nuova luce. Un esempio: poco prima del "risveglio dalla morte" al crollo dei templi, torno alla notte successiva alla diagnosi di recidiva della malattia (credo di non aver mai pianto tanto) e – complice l'inno composto per il coro da Mozart – quasi sempre mi escono delle lacrime, silenziose ma sentite; dopo ciò, nonostante temo di non essere in grado di comunicarlo efficacemente (non sono un attore, in fondo), la gioia che mi pervade è vera, vitale e reale, sicché quella stessa gioia ora accompagna ogni nuova "visita" a quel momento.

Ecco, per questo continuo esercizio –assieme a quanta riflessione il punto di vista di Vick ci ha suscitato, e i bei rapporti umani instaurati con ognuno dei partecipanti senza alcuna distinzione – mi sono sentito parte di un organo vivo e vitale, cosa che a mio parere il teatro deve sempre essere – compreso quello musicale, con buona pace di chi vorrebbe solo la stanca iterazione di formule già viste – perché così parla e giova, davvero.

Comprendo bene che tutto ciò è piuttosto personale (non mi fa comunque specie parlarne ad altri, anzi, difatti a qualche concittadino mi è già capitato di accennarlo), so che potrebbe essere poco adatto allo scopo, ma non importa: volevo mettere giù quello che davvero più mi ha colpito in queste settimane.
Grazie, di tutto!

Gian Marco


Sono una donna molto complessata. Sono stata una bambina felice e spensierata ma, a 13 anni, quando ho visto il mio seno crescere spudoratamente, ecco....sono comparsi i primi complessi. Seno grande, orecchie a sventola, doppio mento, qualche chilo di troppo e quel metro e sessanta di altezza mai raggiunto. Dai 13 anni fino ai 53 non ho mai smesso di pensare ai miei complessi fisici.

A 19 anni sono diventata zia di un bellissimo e buonissimo bambino...Andrea. L'ho cresciuto io perché mia sorella insegnava fuori ed era sempre impegnata con lo studio e con concorsi vari. Gli preparavo il biberon, gli facevo i bagnetti, mille maglioncini a ferri, milioni di fotografie. Mi ero appena diplomata e non avevo lavoro, quindi mi occupavo di lui, stava sempre con me...ero la sua seconda mamma. Dopo di lui mia sorella ha avuto altri due figli ai quali purtroppo, visto che avevo trovato lavoro, non ho potuto dedicare tutto il tempo dedicato ad Andrea, anche se l'affetto per loro era sempre grandissimo....ma Andrea era per me un po' più speciale visto che lo avevo cresciuto.

Il 17 agosto del 2016 Andrea muore in un tragico incidente stradale. Con la sua moto si è schiantato contro un autoarticolato spaccandosi la testa nonostante il casco di ottima qualità.
Da quel giorno non ho pensato più ai miei complessi ed ho cercato di VIVERE. Con il cuore a pezzi ho cercato cose nuove da fare per non pensare sempre "lì".....nuove esperienze da intraprendere fregandomene del mio aspetto esteriore.

A primavera, quest'anno, leggo sul giornale di un regista che stava cercando comparse per "Il flauto magico" e penso tra me e me: "Perché no? Perché non provare, anche se sono brutta, cicciotta, bassa e con le orecchie a sventola? Si pensi che il mio ideale di ragazza e di futura donna è quello di Marta Carlotta Negrini, alta, magra e comunque porti i suoi capelli, sempre affascinante e bella. Senza togliere nulla alla dolcissima Camilla....molto bella anche lei...ma di una bellezza più classica e morbida....e senza togliere nulla alla bellezza "forte" e un po' "rocchettara" di Irene, con il suo taglio pazzo di capelli. Insieme ad Andrea Piazza 4 ragazzi speciali e molto molto molto pazienti.
Ecco che mi ritrovo alle prove con 85 persone mai viste, di tutte le età, con le quali si è creata una grande famiglia....coi cantanti giovanissimi, bravissimi ed umilissimi, col coreografo, con lo scenografo, il direttore di produzione, il regista e qualche volta anche il maestro Cohen.
E dopo 6 settimane di prove ho capito che anche i non belli possono ritrovarsi a recitare e ballare in prima fila su di un palco prestigioso come quello dello sferisterio di Macerata....
Ma quando ero a terra morta...ogni tanto aprivo gli occhi al cielo .....e tu eri lì .....mio adorato Andrea.....nella stella che brillava di più.....

Eliana Stramucci


Ho avuto l'onore di essere una dei 100 Cittadini protagonisti del tanto discusso Flauto Magico di Graham Vick e, durante le 5 settimane di lavoro insieme, credo (spero) di aver colto per intero l'intenzione del regista ed il messaggio che ha voluto far passare con quest'Opera. 

Tutti noi abbiamo contribuito alla realizzazione di un progetto visionario, coraggioso e controcorrente. Audace ed affascinante, come solo la provocazione intelligente sa essere. Personalmente, posso dirmi soddisfatta e molto, molto orgogliosa del percorso corale che stiamo portando avanti.

Non entro nel merito delle varie recensioni, più o meno positive, raccolte finora perché sapevamo sin dall'inizio quanto questo lavoro avrebbe fatto discutere e in qualche modo spaccare l'opinione pubblica italiana e non. Chi ha applaudito l'ha fatto per una ragione e chi ha contestato, anche. 
L'importante è che ci sia stato un pensiero critico dietro.

Mi sento però di dire che forse qualcuno ha bypassato il ragionamento cercando di cavalcare l'onda del tanto caro "sentimento di pancia" che alcuni politicanti utilizzano per fare propaganda elettorale. 

Se addirittura The Telegraph si scomoda per riportare le parole di alcuni esponenti "right-wing" che gridano allo scandalo per la ruspa in scena (?) e che si chiedono per quale motivo non sia stata nominata la purtroppo ben nota Pamela Mastropietro, vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro.

Vuol dire che il famoso "pugno" auspicato da Vick in conferenza stampa, è arrivato e ha colpito le persone giuste. 
Alcuni allo stomaco, altri al cuore.

"Se ogni bocca mentitrice
sigillata per sempre fosse,
mai più né frode né furore,
sarebbe solo amore e fe’."
(Le Tre Dame)

Sara Canullo


La mia esperienza all'attività in oggetto è stata magnifica, artisticamente formativa e socializzante.
Fin dalle prime lezioni,il coreografo Ron Howell,ci ha insegnato cenni di mimica , movimento e gestualità teatrale, poi il regista Vick ci ha spiegato l'opera,i suoi messaggi sociali  e la sua idea interpretativa, quindi ci ha fatto capire il nostro ruolo e il motivo di ogni nostra azione sul palco nonché il contesto dove dovevamo muoverci.

Abbiamo socializzato con  gli altri cittadini attori diventando molto affiatati coinvolgendo e integrando anche i ragazzi non comunitari che si sono trovati benissimo tra di noi.
Tra le più belle esperienze della mia vita sociale.
Con molto rammarico ho notato che alcune persone scrivendo ai giornali hanno dato una lettura politica a questa Opéra o ad alcune scene invece la realtà é che in nessuna prova o riunione a cui ho assistito per preparare questo spettacolo nessuno di noi o della regia abbiamo mai parlato di politica o accennato ad essa.

Fiorenzo Fusari


Mai avrei creduto che l’opera lirica fosse tanto rock! Graham Vick con il suo Flauto Magico ha portato sul palco dello Sferisterio il clima sessantottino quando, esattamente 50 anni fa, la musica aveva il potere di smuovere le masse e la partecipazione politica era difficilmente comparabile con altre epoche. Torna alla mente il mito di Woodstock, uno dei simboli più significativi della contestazione giovanile di quell’epoca che crebbe all’ombra della bomba atomica. E poi le contestazioni, battaglie civili, lotte operaie, l’emancipazione della donna, la liberazione sessuale, il libero spinello, l’antirazzismo, la libertà religiosa, le marce all’insegna del motto Peace and Love. 
Oggi come ieri queste problematiche rimangono irrisolte e Vick ha riattualizzato l’atmosfera di quel periodo facendoci vivere negli accampamenti ai lati del palco come migranti, profughi e senza tetto. Da qui emerge la qualità politica di Vick, nel senso più alto del termine, intesa come responsabilità sociale in un momento in cui la cultura civica è in declino e la maggior parte del popolo ha smesso di ribellarsi. La soluzione per costruire una comunità migliore e abolire le ostilità, contro un sistema che premia esclusivamente i proprietari di facoltose ricchezze e di armi, per Vick è il profondo cambiamento sociale tramite una presa di coscienza da parte di ciascuno. Per annunciare la voglia di cambiamento, di rinascere e di ripartire ha creato un "terremoto morale” che scuote gli animi. E mentre sul palco crollano inesorabilmente i simboli dei poteri forti, la popolazione si stringe in un abbraccio fraterno.

Il workshop di Ron Howell è stato indimenticabile. Abbiamo condiviso la nostra esperienza con i cantanti e tutto lo staff, compreso il regista. Noi CENTO dovevamo affinarci per interagire con gli attori, mentre gli artisti dovevano livellare il loro “filtro teatrale” per adattarsi alla nostra schiettezza. Abbiamo sviluppato le nostre potenzialità espressive nella più serena spontaneità. L’allenamento ci ha aiutato ad andare in profondità alla scoperta della nostra essenza, per saper ascoltare il proprio sé e quello degli altri. Abbiamo percorso insieme la stessa strada di crescita, sia personale sia comunitaria, uniti in un unico respiro. Questo ha permesso di rendere lo spettacolo più vero, unico e travolgente. E così è stato. Potenza dell’arte e di chi, come Vick, la sa fare molto bene. Il suo motto? “Good! Bene, bene, bene,…ma… si può fare meglio”. D’ora in poi sarà il mio mantra. A Vick non piace vincere facile. E’ esigente, rigoroso, alla continua ricerca di perfezionare la sua visione farcita con una forte componente trasgressiva, irriverente e provocatoria che può infastidire chi vuole starsene comodo in tutta sicurezza, a guardare unicamente il suo “orticello”. Vick invece chiede una reazione, invita ad agire con responsabilità, sempre in funzione dell’Altro, invitandoci a sperare in un futuro migliore. “Ma la speranza non basta…bisogna fare” ci ha detto una volta. E noi Cento abbiamo fatto e continueremo a fare insieme, perché tra noi si è creata un’energia che difficilmente si esaurirà. Ecco la magia di questo Flauto.

Infine ringrazio personalmente Barbara Minghetti per il suo coraggio e determinazione perché, attraverso la scelta di portare Vick a Macerata, una rockettara come me si è avvicinata alla lirica.

Nikla Cingolani


Al di là dell'esperienza umana (conoscenze, simpatie, sintonie, importanti sì ma del tutto personali) maturata in 2 mesi di convivenza, due fatti a me resteranno, uno di valore "civile" (parola che tanto piacerebbe a Graham), l'altro più interiore:
1) 100 sconosciuti che raggiungono il risultato prefissato perché uniti nella condivisione di un progetto e guidati da professionisti che non si accontentano del "può andare";
2) Vick che pronuncia la frase <<allora, l'idea è questa>> perché noi tutti, lì, abbiamo raggiunto il massimo dell'esperienza culturale: partecipare al processo creativo di un'artista nel luogo e nel momento stesso in cui si compie.   

Manlio Silvetti


Innanzitutto porto rispetto sia per chi critica, in maniera costruttiva ovviamente e senza cadere nell'offesa, sia per chi lo elogia.
Ho avuto il piacere e l'onore di poter partecipare come cittadino nel Flauto Magico di Vick... 
Posso assicurare che dietro c'è stato tanto lavoro, tanto impegno, tanta voglia da parte di tutti, lo immaginavamo che avrebbe fatto discutere, ma riflettendoci, non è questo lo scopo di un'opera?! La stessa Traviata tanto osannata, a suo tempo fece scandalo e venne addirittura censurata.
Se essa rimane piatta e anacronistica, rischia di essere essenzialmente musica da camera. 
È bello che ci si possa confrontare e si possa aprire un dialogo costruttivo, sono stati esposti temi attuali e non ancora superati.

È stato detto che è stata stravolta l'idea di Mozart, ma qui mi sembra che sia stato mal interpretato il messaggio riappacificatorio e, purtroppo, utopistico dello spettacolo. Mozart era un fervente illuminista, quindi contro le imposizioni ed i dogma della società del suo tempo. Lo si è semplicemente attualizzato.
A prescindere dall'ideologia o dal pensiero comune, perché non prendere questo spettacolo come mezzo per un dialogo costruttivo?!?
Inoltre vorrei anche elogiare la professionalità, la bravura e soprattutto l'umiltà di questi giovani cantanti che sono stati tanto gentili e disponibili con tutti noi 100. Come anche tutto il mondo di tecnici, costumisti, aiuto regia, ecc..

Non sono un esperto d'opera, ma aver partecipato a questo progetto, come anche aver assistito all'elisir d'amore ed alla traviata, mi ha fatto assolutamente avvicinare a questo mondo. Tutti dovrebbero provare a far teatro, è estremamente terapeutico ed io ne sono la prova.
È una piccola goccia nel mare ma spero che possa coinvolgere il più possibile ragazzi miei coetanei, per rendere sempre viva ed attuale questa magnifica arte.
Ciao!!

Marco D'Alessandro


I cento cittadini e il Flauto Magico.
Novanta metri, quasi le dimensioni di un campo di calcio!
Questo lo spazio a noi destinato fin dall’inizio.
Due mesi di prove quasi ininterrotti, ciascuno solo con se stesso.
Le aspettative, le speranze e la consapevolezza di non poter essere in grado.
Poi, ad un tratto, tutte le nostre preoccupazioni sono diventate occupazioni 
di uno spazio geometricamente finito, ma infinito nell’animo,
al quale mai avremmo creduto di poter accedere.
Grazie! 
A Graham, Ron, Stuart e a tutti voi che ce lo avete permesso.

Alberto Bigelli


3 agosto ....titolo in prima pagina di Repubblica "Macerata laboratorio della paura"...
Mi indigno,mi risento catapultata a quei bruttissimi giorni di inverno quando nessuno aveva più voglia di vivere in questa città.....ma poi penso ...NO una piccola comunità di provincia,grazie al genio e l'esperienza di un artista anglosassone ha creato un vero laboratorio. Laboratorio di teatro ma soprattutto laboratorio di vita. 
Abbiamo condiviso insieme per due mesi emozioni diverse,ognuno di noi si è messo in gioco,ognuno di noi ha cercato di dare qualcosa. 
Può non piacere la messa in scena di questo Flauto magico, può essere brutto o bello,ma io mi sento "onorata"di averne fatto parte. Solo una cosa mi piacerebbe che tutti percepissero: il nostro abbraccio finale in palcoscenico non è finzione....è l'abbraccio che va oltre le mura dello Sferisterio. 
Grazie a chi a creduto in questo "ardito" progetto.

Miriam Moretti


Eccomi qui a fare una summa di questi mesi passati insieme.
Dal primo incontro ad aprile mai avrei pensato che l'esperienza si sarebbe evoluta così! Premettendo che sono giovane e che mi sto avvicinando a questo mondo solo da un paio d'anni, questi miei primi passi sul palco dell'opera sono stati incredibilmente emozionanti. Sto avendo una conferma ancora più chiara che la mia scelta di iscrivermi in conservatorio e di inseguire il mio sogno potrebbe essere stata quella giusta! 
Il mio carattere, la mia curiosità e la mia voglia di provare cose sempre nuove mi portano a cercare di apprendere quanto più possibile da ogni situazione, assorbendo a mo' di spugna ciò che mi sta attorno.
Il contatto con persone del calibro di Ron, Graham, Daniel,... e tutto ciò che sono riuscita a imparare durante le prove e le recite, ascoltando i cantanti, cercando di cogliere come trasmettono emozioni solo attraverso la voce o l'espressione del viso e tentando di mettere tutto in pratica quando richiesto  saranno un importante punto di partenza per il  mio futuro.

Poi chiaramente anche l'essere circondata da persone che, come me, erano principianti o quasi, ma comunque volenterose e pronte a mettersi in gioco mi ha aiutata tantissimo a vincere la timidezza iniziale e a buttarmi a capofitto nello spettacolo, rompendo la rigidità che a volte mi contraddistingue. 
Infine anche il modo che tutti voi, regia, cast, assistenti di scena, avete avuto di rapportavi con noi, tenendo a mente il nostro essere dilettanti, ma trattandoci sempre e comunque da professionisti, la pazienza che ci avete messo e la passione che avete dimostrato nel fare il vostro mestiere hanno reso questa esperienza ancora più piacevole.
Anche se un domani i miei sogni dovessero realizzarsi e io mi trovassi a cantare nei teatri più importanti del mondo (un po' di ambizione non guasta, giusto?) sono certa che non potrò mai dimenticare la mia partecipazione come Attrice-Cittadina a "Lu Pifferu Magicu" del Macerata Opera Festival 2018.
Grazie di cuore!

Beatrice Gattari


L 'opera non è certo per me una nuova scoperta..l'amore per questo meraviglioso mondo è nato grazie principalmente al fratello di mia nonna (il tenore Mario Binci) che a cavallo degli anni quaranta e cinquanta ha cantato nei più grandi teatri del mondo (Toscanini lo volle per la riapertura della Scala dopo i bombardamenti) e che fin da piccolina, oltre che raccontarmi tutte le sue fantastiche esperienze, mi permetteva di accompagnarlo al pianoforte...e tuttora lavoro con i cantanti come pianista. Ma questa esperienza è stata del tutto particolare, un nuovo punto di vista, un lavoro collettivo dove però ogni singola emozione ha avuto valore e si è amplificata proprio grazie al gruppo. Grandi professionalità e grandi persone..in una parola, bello, veramente bello! 

Elena Stamera


Sono passati due mesi dall’inizio di questa avventura con il “Flauto Magico” e non posso che ringraziare la generosità del regista Graham Vick per avermi permesso di partecipare, sebbene sia dovuta mancare ad alcune prove. Il teatro e la lirica mi hanno sempre affascinata, e anche se dopo questa esperienza sembrano mondi meno sconosciuti, in tutta onestà devo dire che ho assistito pochissime volte a questo tipo di spettacoli e quindi non credo di poterne giudicare la bellezza, in particolare di quest’opera di Mozart di cui non conoscevo nemmeno la trama. Quella che vorrei raccontare è quindi l’enorme lezione che ho appreso lavorando con dei grandi professionisti in numeroso gruppo di compare variegato per età, sesso e nazionalità. E’ stato un viaggio e una riflessione insieme sui sentimenti, le emozioni e le passioni che caratterizzano l’animo umano….a questo credo siano serviti tutti gli esercizi e le tecniche, condotti con sapiente mano dall’esuberante e simpaticissimo coreografo Ron Howell durante prove. Un lavoro che ha portato tutte noi comparse a confrontarci ed ascoltarci ogni volta in maniera diversa e profonda, e soprattutto a riflettere sul valore del tempo nel far scaturire ogni piccola sfumatura di un’emozione o un gesto. 

Nell’opera c’erano tanti riferimenti alle ingiustizie e alle disuguaglianze sociali, al rapporto con il potere ed in particolare al ruolo della donna nella società, ma per me è stato un percorso il cui messaggio principale è che l’animo umano, tra varie difficoltà e vicissitudini, può rinascere con una nuova consapevolezza, spogliandosi di condizionamenti e pregiudizi per portare convivenza e armonia nel mondo. Questo emerge chiaramente dalle ultime scene dell’opera. Nel prepararle Graham ci disse di rimanere distesi a terra come morti, pensando alle peggiori disgrazie della nostra vita, per poi dissolverle pian piano alla caduta dei tre simboli del potere e quindi di risvegliarci come consapevoli che tutto quanto fosse accaduto in passato fosse stato cancellato, con dinanzi a noi un presente ed un futuro aperti a nuove possibilità. Il regista Graham Vick ha voluto noi, non attori di professione, per rendere quest’opera vissuta dalla gente, spettatori e attori, e per questo ha tenuto tantissimo a ogni dettaglio della nostra “messa in scena”, perché attraverso di noi fosse visibile sul palco non la semplice rappresentazione di sentimenti umani, ma l’umanità vera.    
                                                                                                       
Erica Scatizza


Mi hanno chiamato Ernesto in ricordo di mio zio Ernesto Grilli, baritono boicottato dal fascismo. Per continuare la carriera è migrato in Argentina cantando al teatro Colon di Buenos Aires Il Barbiere di Siviglia e Il Rigoletto.
Ho aderito con grande entusiasmo al progetto dei 100 cittadini proposto da Graham Vick e Barbara Minghetti, non avrei mai immaginato neanche lontanamente poter calcare le scene dello Sferisterio che fu anche suo. E’ stata un’esperienza emozionante, due mesi a contatto con un cast giovanissimo e sempre disponibile a collaborare per dare il meglio nella riuscita del Flauto Magico. Grazie, grazie di cuore a tutti.

Ernesto Scarponi


La mia partecipazione al Flauto Magico di Graham Vick è stata puramente casuale. Una call per entrare a far parte di un gruppo di 100 cittadini mi ha, da subito, incuriosita ma, da non appassionata di musica lirica, ho avuto dei dubbi. Ha prevalso, però, la curiosità di poter assistere alla realizzazione di un'opera lirica da "dentro". Dal 12 giugno, giorno in cui abbiamo iniziato le prove, mi sono ritrovata sempre più "catturata" dall'atmosfera e dall'energia che questo progetto è riuscito ad emanare! E nel momento in cui abbiamo iniziato a provare allo Sferisterio ho capito che la frittata era fatta, per così dire... mi sono ritrovata in un mondo splendido, palpitante di emozioni e di sensazioni forti e coinvolgenti. Graham Vick, Ron Howell, tutti gli assistenti e, più in generale, tutti coloro che sono coinvolti nell'allestimento di una produzione di tali dimensioni ci hanno sempre spinti a dare il nostro meglio, ci hanno supportati, anche un pò sopportati a volte, a dire il vero, ci hanno guidato, consigliato e incoraggiato. Il cast tutto ci ha, ugualmente, accolto come in una grande famiglia. Un'esperienza bella da tutti i punti di vista, che mi ha resa più ricca, non solo perchè ho conosciuto la realtà del mondo della lirica ma, soprattutto, umanamente. Quelle polemiche che si sono originate e a cui alcuni articoli hanno dato spazio non hanno minimamente raffreddato l'energia che continua, recita dopo recita, a trascinarci. Per una che, come me, non aveva mai e dico mai assistito ad un'opera lirica direi che questa esperienza ha aperto un mondo... dal quale sarà difficile staccarmi ormai...

Patrizia Crucianelli


La curiosità che mi accompagna in ogni momento della mia vita, stavolta mi ha catapultato in una realtà inaspettata, travolgente ed entusiasmante. Mai avrei pensato di riuscire a trasmettere emozioni impersonando solo me stessa, di riuscire a esprimere ogni tipo di sentimento attraverso semplici e banali gesti. Dove? Sul palco dello sferisterio. Con chi? Con altre 99 persone comuni e 100 esperti tra cast e coro. Un percorso iniziato per gioco, rispondendo ad una call del maestro Vick, è diventato un’opportunità per imparare delle tecniche mimiche semplici, per scoprire che lo stato d’animo si può esprimere con il corpo e che ognuno di noi con la propria personalità comunica sempre qualcosa di bello, difficile per noi da comprendere. Ogni prova con il carismatico Ron Howell è stata un susseguirsi di nuovi stimoli verso obiettivi a noi sconosciuti ma che regista e coreografo sembravano avere ben chiari. E così è stato, siamo arrivati sul palco insieme agli artisti protagonisti con la consapevolezza che non è importante essere bravi attori ma è importante saper essere se stessi. Grazie a tutti, essere “cittadino del mondo” è stata un’esperienza unica, intima e corale allo stesso tempo.

Annalisa Zanconi


Volevate ascoltare Mozart? Volevate la fiaba? Costumi scenici ed effetti travolgenti? Allora non venite a vedere il Flauto magico di Graham Vick perché sareste un pubblico sprecato! Qui il significato del "flauto" prende forma in ogni nota, in ogni parola pronunciata, in ogni gesto maledettamente studiato per entrare dentro! E' da dentro che dobbiamo ascoltare, non da fuori! Ho vissuto questa esperienza come un cammino della mia coscienza: la paura di una prova, la rabbia per essere messa da parte, ho lottato con Tamino e ho preso il suo coraggio, ho bramato che qualcuno mi salvasse come Pamina, mi sono sentita seducente come La Regina della notte, mi sono alleata e ho dovuto scegliere tra il bene e il male. 

Non è forse questa la vita? Io, cittadina di un mondo ai margini, posso dire la mia, essere ascoltata, guardata, posso disperarmi e gioire, perché è la SPERANZA che trasforma ogni cosa. Ringrazio infinitamente tutti coloro che mi hanno dato questa grande opportunità: il regista, il coreografo, tutto lo staff di assistenti alla regia (splendidi e giovani), i tecnici di scena, l'orchestra, il coro, i fantastici cantanti e tutta la meravigliosa "macchina" dello Sferisterio perché ha creduto in una rappresentazione tanto coraggiosa che voleva arrivare al cuore di tutti!!! Io la "musica" di Mozart l'ho vissuta sulla mia pelle! Immensamente GRAZIE!
Una dei 100...
Elena Rosciani

È stato un'onore far parte, come uno dei cento cittadini, di quest'opera tanto ardita, piena di attualità, innovazione e sopratutto piena di sentimenti. Il sentimento è la parola chiave. Entusiamo nell'imparare cose nuove e bellissime attraverso personaggi straordinari e dalla grande professionalità. Stupore nel conoscere un mondo così particolare e di solito accessibile, per i più, solo dagli spalti.
Ma sopratutto affetto, per i miei compagni di avventure! I cittadini... che con le loro diversità di ogni genere..età, colore.. hanno veramente dato senso a questa favola magica..perchè alla fine "è l'amore che salverà il mondo" :)
Saluti,

Federica Cucco


Desidero dire questo in merito alla mia esperienza nella recita de Il Flauto Magico allo Sferisterio come cittadino attore: per me è stato interessantissimo da appassionato di recitazione alla quale mi ero già precedentemente avvicinato unitamente al canto moderno, attività praticate entrambe a livello molto amatoriale, per il fatto che ho avuto la preziosa opportunità di accrescere le mie conoscenze riguardo le tecniche di recitazione, di regia, ecc. in un contesto altamente professionale e in un luogo da favola che è lo Sferisterio di Macerata. Ma non è questo l'unico motivo per cui sono soddisfatto di questa mia partecipazione. Il motivo principale per il quale sono molto felice di questa mia esperienza, è che ho potuto godere del fatto che nel teatro, in questo teatro, ho incontrato l'umanità, cioè persone simili a me, tutte molto diverse,  che hanno avuto il piacere insieme a me di condividere l'obiettivo di trasmettere una emozione collaborando tutti come facenti parte di un unico corpo, uniti dal linguaggio universale della musica. Io credo che si possa essere d'accordo oppure no con il messaggio o messaggi che potrebbero celarsi all'interno di una rappresentazione così complessa come quella de Il Flauto Magico cui partecipo, ma ad ogni modo penso che sia sempre e comunque legittima tale opera, come tutte le opere, perché esse, per loro natura, non vogliono dimostrare niente, ma certamente hanno il loro impatto nella sfera emozionale di ciascuno e sicuramente conducono lo spettatore, io vorrei chiamarlo il partecipante, a porsi delle domande, che è il fattore di base per il progresso e la civiltà. Personalmente ho sperimentato In primo luogo il fatto che persone di diversa estrazione, cultura, razza, provenienza, vestendo tutti i panni di un personaggio, il proprio personaggio e il proprio ruolo nell'opera, si sono messi alla pari, senza pregiudizi e con l'intento primario di conoscersi, questo è semplicemente meraviglioso. 

Questa cosa è accaduta tra gli attori cittadini, ma anche tra essi e gli attori e cantanti professionisti, come anche tra e con i tecnici, collaboratori e organizzatori del Festival, tutti insieme tra loro. Allora mi rendo conto adesso, che il concetto di Verdesperanza che si è voluto associare al Festival, è più che mai contestualizzato nello stesso.  

Emanuele Mercuri



Quando ti dicono di passare dall’ingresso degli artisti, quando vai alla prova costume e le sarte ti prendono sul serio, quando ti assegnano la tua parte con tutti gli annessi e connessi di entrate-uscite-attacchi, quando immagini negli occhi del pubblico la curiosità ammirata che si riserva alle persone di spettacolo, riprendi veramente in mano il grande gioco della tua vita!

Paula Castelli


Premetto che è la mia prima volta che partecipo come "comparsa" e soprattutto allo Sferisterio. Per me è stato un sogno aver partecipato a questa rappresentazione: primo perché quand'ero piccola sono rimasta affascinata dall'opera Turandot con lei sul mappamondo e da tutte quelle comparse che c'erano durante l'aria di "Nessun dorma", e mi sono promessa che se avevo la possibilità di farne parte la dovevo cogliere. Secondo far parte di un cast, essere lì sul palco con gli attori-cantanti, conoscere il regista, il coreografo, etc..vedere l'immenso lavoro che c'è dietro ad uno spettacolo di sole 2-3 ore, per me è stupendo. 
È un esperienza che ognuno di noi deve fare nella vita. È un'esperienza che ti cresce dentro e ti fa scavare dentro di te, trovi una versione di te nuova, diversa!
Gloria Granatelli

Mi sono trovata in questa bellissima esperienza iscrivendomi ad un annuncio posto sul sito Sferisterio.it in cui diceva che il grande regista Graham Vick, era alla ricerca di 100 volontari cittadini maceratesi, da inserire nella sua nuova produzione del  Flauto Magico di Mozart.
Grazie a Vick, uomo umile, gentile e sensibile oltre che un grande regista, ho potuto toccare con mano su come viene realizzato un progetto di un'opera lirica, partendo dalla fase iniziale  fino alla messa in scena. Questa eccezionale possibilità mi ha mostrato che genere di organizzazione e sinergia si celano dietro le quinte di uno spettacolo di opera lirica e di capire appieno il lavoro di ognuno. 
La mia partecipazione nei 100 cittadini maceratesi come coprotagonisti di questa grande opera di Mozart (anche se vengo da Riccione, mi sono sentita maceratese) mi ha lasciato un segno indelebile; un'esperienza unica che non dimenticherò mai, che assaporo in ogni sua sfaccettatura: dalle prove in scena con i cantanti, alle prove dei costumi, al debutto, alle repliche degli spettacoli, all'emozione di vedere me dall'altra parte del palco, all'interazione con noi tutti 100 cittadini che, ormai, ci conosciamo tutti e che ci sentiamo come una grande famiglia. Che dire? Grazie ancora Graham Vick.
Ada Cohen


CARITAS:
A me è piaciuto tantissimo conoscere una nuova cultura musicale e conoscere le altre persone. Ringraziamo gli organizzatori per aver pensato di chiamare persone di diverso colore: questo fa parte dell’integrazione della società.

Badiou

Ringrazio l’organizzatore perché mi è piaciuto quello che abbiamo fatto, ho conosciuto tante persone italiane; è stata una bella esperienza. Mi è piaciuto in particolare il personaggio di Papageno.

Suleyman

Mi è piaciuto soprattutto il mio personaggio perché io e Alessia siamo stati molto bravi. Mi è piaciuto tutto quello che abbiamo fatto sul palco e ringrazio tutte le persone dell’opera perché loro sono state molto gentili, soprattutto Irene e Marta, le organizzatrici loro mi hanno aiutato a migliorare la lingua italiana e a conoscere la cultura italiana, che è molto importante. Noi vogliamo dire che abbiamo accettato di fare questo spettacolo per far vedere che siamo tutti uguali senza differenza né distinzione.

Ousseynou

Mi è piaciuto tutto tantissimo, soprattutto le scene di coppia, ma anche la musica.

Saidur

Un saluto a tutti quelli che hanno lavorato all’opera e in particolare agli organizzatori.

Ibrahim

Mi è piaciuto tutto quello che abbiamo fatto, perché mi ha aiutato a conoscere tante persone e a diventare un attore famoso. Sono molto contento perché la mia prima volta sul palco è andata bene.

Abubakar

Tutti noi ringraziamo il Sindaco del comune di Macerata e loro che stanno al Centro di Ascolto.

Anche noi del Centro di Ascolto siamo stati estremamente soddisfatti degli esiti positivi dell’esperienza svolta dai ragazzi. Abbiamo accettato la proposta degli organizzatori de “Il flauto magico” poiché abbiamo riconosciuto fin da subito le opportunità che tale partecipazione avrebbe creato: favorire la creazione di relazioni di amicizia, l’apprendimento della cultura e della lingua, nonché la possibilità di mettersi in gioco in un’attività in cui i ragazzi non si sono mai cimentati. Per questo motivo abbiamo spinto i ragazzi a prendere parte all’opera, perché fossero un esempio di integrazione e di cittadinanza attiva.

Il Centro di Ascolto

In questi giorni non sono stata in grado di scrivere perché ero intrisa di tristezza. Quando sono così dentro, all'esterno divento "agitatamente" allegra, a tratti fastidiosa e incapace di concentrazione.
Solo oggi riesco a "dirvi" tutta la mia gratitudine per la strada percorsa insieme.

Magistralmente condotti (grazie ai nostri "Maestri"), amorevolmente sostenuti (grazie ai nostri "Angeli Custodi") e "mano nella mano" con gli eroi (grazie ai nostri bravissimi e generosissimi cantanti_artisti_attori) ci siamo trasformati.

Da un insieme caotico di singoli individui abbiamo creato un gruppo di persone accomunate dal desiderio di vivere ed esprimere a pieno, la bellezza e la complessità della vita.
Questa trasformazione ci ha permesso di superare "egocentrismi" vari, spigolosità, preconcetti, pregiudizi, simpatie e antipatie che ognuno di noi porta, inevitabilmente con se. Come i nostri eroi della storia, abbiamo superato i nostri limiti, abbiamo affrontato paure, timidezze e fragilità. Ci siamo lasciati scoprire dall'Altro e lo abbiamo scoperto; ci siamo lasciati toccare, abbracciare, stringere dall'Altro e lo abbiamo toccato, abbracciato, stretto a noi; ci siamo lasciati guardare negli occhi dall'Altro e lo abbiamo guardato negli occhi. Alcune barriere sono cadute. Questa è per me l'unica, vera e profonda rivoluzione. L'esperienza che risveglia i sensi ed il corpo, che accarezza il cuore con il linguaggio profondo della musica e che, con parole piene, accende i pensieri, ci spinge a vivere in pienezza ogni singolo istante: come sul palcoscenico così nella vita. AuguriamoCi di continuare così.
Il mio ringraziamento è rivolto a tutti e sarebbe un grazie personalizzato, diverso per ognuno di voi BUT... non basterebbero 100 pagine!!! Vi voglio bene
Simona Felsi




Sono qui per ringraziarvi a nome di tutti i ragazzi e da parte dell'associazione della Croce Rossa.
Grazie per averci inserito in questa occasione e averci fatto sentire parte di una grande famiglia.
Speriamo che ci possano essere altre opportunità in futuro!
È stato un momento di integrazione magico e ci siamo divertiti tantissimo
Grazie grazie e ancora grazie!

Adnan



Chiudo con un mio pensiero, senza togliere spazio alle loro testimonianze: Personalmente sono rimasto conquistato dalla dedizione, professionalità, serietà, passione che hanno avuto queste persone nel corso dell'allestimento. Un gruppo solido, perfetto collante dell'intero cast di "Il Flauto Magico". Per questioni registiche mi sono trovato a schifarli, ma caspita quanto mi è dispiaciuto farlo! Una grande potenza! Cento persone unite in un corpo solo. Questo è Teatro! Evviva.

Gianluca Ercoli, cantante lirico